Il sabotatore occulto. Tu sai chi sia?

Ben ritrovato nel mio Blog. Qualche giorno fa ti ho parlato dei Sabotarori, ovvero di quelle persone che, anche incosapevolmente, ostacolano i tuoi piani e bloccano la tua cresciata o i tuoi successi

Oggi, invece, voglio parlarti di un altro genere di sabotatore.
Quello occulto.
Secondo te, chi potrebbe essere?

Ti dico solamente che dovresti conoscerlo molto bene…
E sai perché? Perché….sei tu!!!
Ora la tua vocina critica ti starà dicendo: “Ma cosa sta dicendo Leonardo?
Ti pare che sia proprio io a crearmi dei problemi?!”
Ok… comprendo le tue perplessità. Ma proviamo a ragionare insieme…

Chi è, secondo te, l’artefice di ciò che sei e che hai? Tu e solo TU perché la tua vita non è altro che il risultato delle tue scelte. Ma Leonardo, poco fa mi parlavi che sono io a sabotarmi e non capisco il perché dovrei farlo, se stiamo parlando di me e la mia vita? Io dovrei volere solo il meglio per me e per la mia felicità?! In teoria sì, ma in pratica non tutto accade su un piano logico e razionale. Ti è mai capitato di renderti conto che delle volte ti sei messo i bastoni tra le ruote?

Secondo te, potrebbe accadere che una persona per paura di essere felice o per paura di perdere la propria felicità eviti di prendere ciò che vuole o di fare determinate cose che la porterebbero a ottenerla?

L’autosabotaggio è un meccanismo che spesso mettiamo in atto senza volerlo.

Ci autosabotiamo ogni volta che ci facciamo frenare dalle paure, che neghiamo i nostri sentimenti, quando preferiamo non correre rischi o ancora quando non cogliamo le opportunità che ci sono davanti ai nostri occhi.

Ma come, ricerchiamo sempre modi per essere felici e quando ne abbiamo la possibilità ci tiriamo indietro (trovando innumerevoli alibi)? Sì, e succede a moltissime persone.

Ti è mai capitato di avere un esame o qualcosa di importante da fare e, guarda caso, ti sei ammalato qualche giorno prima? Oppure di aver fatto cose illogiche tipo rifiutare una proposta molto vantaggiosa o di aver fatto in modo di perdere qualcosa, una persona o altro? Che poi, presa coscienza della cosa, ti sei sentito uno stupido?

Anni fa avevo una ragazza che era frequentava l’università. Era una persona molto determinata e portata allo studio. Nonostante avesse una media voti molto alta, aveva avuto sempre dei problemi con gli esami. I professori ormai la conoscevano e sapevano che il giorno degli esami le accadeva sempre qualcosa e che, spesso, non si sarebbe neppure presentata.

In pratica i giorni precedenti all’esame, nonostante la sua grande preparazione, accadeva sempre qualcosa. I motivi erano sempre gli stessi: la sveglia non suonava, la macchina si rompeva, si dimenticava dell’esame. Insomma, ogni volta, trovava una scusa diversa…
Per preparare e discutere la tesi, ci impiegò ben tre anni e se non ci fossi stato io, probabilmente non sarebbe neppure laureata. Il giorno che si laureò venne alla tesi con quasi 39 di febbre. Alterazione che scomparve come per miracolo, la sera stessa.

Un’altra ragione per cui mi saboto e non provo nemmeno a ottenere ciò che vorrei, è dato dall’IMPOTENZA APPRESA!  Il prof Seligman dell’università della pensilvanya, attraverso degli esperimenti condotti su alcuni topini, fece una scoperta sorprendente. L’esperimento consisteva nel prendere dei topini e inserirli in una scatola con su un lato un’uscita e, in fondo a questa, del formaggio. Poi mise al collo dei roditori dei collari che avrebbero inviato una scossa elettrica ogni qualvolta i topini avrebbero tentato di raggiungere il formaggio.

Gli animaletti, all’inizio, tentarono di prendere il formaggio ma, subìta la scossa, iniziarono a desistere dal perseguire l’impresa, fino ad arrivare a rinunciarvi del tutto.

Ma l’esperimento non era finito, anzi, stava iniziando! Il professore tolse i collarini elettrici ma, nonostante questo, nessuno dei topini, nonostante fossero molto affamati, tentarono di raggiungere il formaggio e questo accadde perché avevano imparato che andare verso il cibo, gli avrebbe procurato del dolore.

Un test analogo, per comprovare il risultato della ricerca, venne eseguito anche su degli studenti.

I ragazzi vennero fatti entrare in una stanza completamente vuota ad eccezione di una manopola, con su scritto “volume”. Ad certo punto venne emesso nella stanza un rumore assordante e quasi doloroso per le orecchie. Per ridurre il volume, i giovani andarono ad azionare la manopola ma questo non modificò nulla perché era un tasto “finto”. Allo stesso modo dei topini, dopo alcuni tentativi, anche gli studenti smisero di raggiungere la manopola.

Come prima, l’esperimento iniziò quando i ragazzi vennero fatti accomodare in un’altra stanza, identica, con una differenza. In questa stanza la  manopola del volume funzionava realmente! Appena il rumore riprese a infastidirli, i ragazzi iniziarono ad agitarsi per coprirsi le orecchie ma non tentarono nemmeno di abbassare del volume!

Ma perché accade tutto questo? Perché non hanno continuato a tentare? Molto semplice: avevano memorizzato quell’ insuccesso e avevano appreso quell’incapacità che si può riassumere nelle 3P dello stile esplicativo.

Stile esplicativo . Le 3P :

  1. La permanenza: Facciamo un esempio. Mentre gioco a carte, sbaglio qualcosa o commetto un errore ma, invece di riconoscere il mio errore e tentare di correggerlo, inizio a credere che probabilmente sbaglierò anche in futuro e smetterò di fare quello che sto facendo. Credo che quello che sia accaduto accadrà anche in futuro in maniera permanente e ciò non potrà cambiare.
  2. La pervasività: Immaginando sempre che tu stia giocando a carte, sempre commettendo degli errori, magari in altre “mani” della partita, a quel punto associ quel tuo errore o sfortuna anche ad altre aree della tua vita, credendo che se sbagli in quello anche nelle altre aree avrai lo stesso risultato. Trasversalmente, in ogni area della tua vita potrai fallire come hai fatto in quelle “mani2 di carte.
  3. la personalizzazione Questa è una delle idee più sbagliate che ci facciamo. Ipotizzando sempre la partita di carte e l’errore, arrivi a pensare che se tu sbagli è perché, probabilmente, sei proprio tu a essere sbagliato, minando la tua autostima e trasformando, in negativo, ciò che pensi di te. Potrai immaginare, da solo, che risvolti negativi può avere questa associazione negativa.

Con lo stile esplicativo spero ti sia più chiaro come generalizziamo e distorciamo la nostra realtà in maniera negativa. Se osserviamo un bambino nel suo giocare e sperimentare, noterai che non attua nulla di queste associazioni. Altrimenti non imparerebbe a camminare o non imparerebbe ad andare in bicicletta. Insomma non imparerebbe nulla. Questi limiti iniziamo a svilupparli solamente nella crescita e da adulti.

Oggi, però, il riconoscerli ti permetterà di oltrepassarli facilmente e superare quella falsa percezione di te stesso. Molte persone credono e hanno paura del fallimento ma in realtà il fallimento non esiste se non nel momento della rinuncia. Quando un bambino inizia a camminare quante volte cade? Centinaia! Eppure non si pone il problema, ha così tanta voglia di mettersi in piedi che non si preoccupa. Uno dei motivi per cui non demorde, è perché vede gli adulti camminare e quindi, da buon modellatore, imita. Pian piano migliora il suo equilibrio fino a diventare eccellente. Da grandi, invece, ci capita un insuccesso nel lavoro, o nelle sfera  sentimentale che cosa facciamo? Andiamo avanti verso quello che vogliamo? No, purtroppo! Ci focalizziamo su ciò che abbiamo perso e mettiamo in discussione il nostro valore. Con le nostre paranoie rimaniamo lì a piangerci addosso.

Ora, che tu abbia fatto questi errori o no, quello che conta è come agisci e reagisci a un errore o a una caduta. Dovresti aver compreso che qualsiasi percorso tu stia compiendo, cadrai. Forse cadrai anche molte volte ma tutto sarà propedeutico e utili per trovare il tuo “equilibrio”.

Ti auguro una buona giornata
Leonardo Leone, imprenditore e autore del Best-Sellers IO CREO IL MIO SUCCESSO  e fondatore del Percorso Io Creo il Mio Destino

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