Perché ci ammaliamo e cosa fare per evitarlo

di Massimo Spattini

Come mai nei Paesi Occidentali aumentano le malattie croniche degenerative non trasmissibili?

Nei tempi recenti, grazie soprattutto agli antibiotici e a una maggiore igiene, nei paesi occidentali abbiamo quasi debellato o comunque tenuto sotto controllo le malattie da agenti infettivi; per contro invece sono aumentate in maniera esponenziale le malattie croniche degenerative non trasmissibili.

Questo perché abbiamo inquinato i nostri laghi, fiumi e mari e avvelenato i campi di coltivazione sia in senso reale che metaforico.

 

La strada per la salute

La salute di un terreno è fondamentale in questa lotta forse più della virulenza dell’agente patogeno; pensate che il meningococco, uno dei responsabili della meningite, non l’unico, è presente nelle prime vie aree, naso e gola, nel 10% della nostra popolazione e però ogni anno abbiamo solo 200 casi da meningite da meningococco.

Oppure lo pneumococco che in alcune fasce di età è presente nel 70% anche se ogni anno ci sono solo 1200 casi di meningite da pneumococco.

Il problema è che se noi abbiamo un terreno (intendendo come terreno la nostra situazione fisiologica e metabolica) che non supporta nella maniera migliore il nostro organismo rifornendolo di tutto ciò di cui ha bisogno per contrastare una aggressione come quella di un microbo patogeno, rischiamo di soccombere.

Il fatto è che oggi, per problemi legati agli stili di vita non corretti, anche da relativamente giovani siamo già defedati e più vulnerabili, tant’è vero che malattie come il diabete di tipo 2 o le malattie cardiovascolari, che prima riguardavano soprattutto l’età adulta, ora cominciano a interessare anche i relativamente giovani.

Dobbiamo acquisire la consapevolezza che la nostra salute non può essere riposta all’uso di un eventuale farmaco, perché questo arriva quando lo stato fisico è già compromesso e spesso non “cura” realmente ma semplicemente sopprime il sintomo stabilizzando una situazione comunque già danneggiata che rende la persona molto più fragile.

Permettetemi questa semplice analogia: se siamo circondati da un fastidioso rumore (malattia) e ci mettiamo i tappi alle orecchie (farmaco sintomatico), ecco che ci sembra di aver risolto il problema efficacemente.

In realtà abbiamo solo impedito al rumore di molestarci, ma il rumore c’è ancora, perdura e in aggiunta non siamo in grado di sentire qualcuno che sta cercando di attirare la nostra attenzione (la malattia progredisce e attacca altri organi).

Sono gli stili di vita la vera cura per rendere il corpo più forte.

Già Ippocrate nel 400 a.C. diceva: «Se si riuscisse a dare a ciascuno la giusta dose di nutrimento ed esercizio fisico avremmo trovato la strada per la salute», e a questo dobbiamo aggiungere oggi il rispetto dei ritmi circadiani con la giusta qualità e quantità di sonno e la gestione dello stress che è ormai diventato uno dei problemi maggiori nelle dinamiche delle società moderne.

 

L’uso di integratori

Oggi i nostri alimenti sono depauperati di micronutrienti e l’uso di integratori deve rientrare negli stili di vita.

La vitamina C inibisce l’inflammasoma, che è un complesso proteico fondamentale per attivare l’infiammazione, con un effetto di soppressione della risposta immunitaria bloccando le citochine che causano il danno a livello tissutale.

Quindi la vitamina C in realtà, come la maggior parte delle vitamine e delle sostanze naturali che hanno un effetto sul sistema immunitario, funziona da modulatore dello stesso potenziandolo in fase di quiescenza e depotenziandolo in fase di attivazione in risposta a una infezione per limitare i danni provenienti da una eccessiva infiammazione che è alla base della risposta immunitaria.

La vitamina C che è strutturalmente simile al glucosio in caso di diabete di tipo 2 fa fatica a entrare nelle cellule del sistema immunitario per attivarle perchè deve superare un gradiente di concentrazione che è venti volte superiore rispetto al sangue e quindi in caso di cattivo funzionamento dell’insulina, che normalmente spinge il glucosio e anche la vitamina C nelle cellule, i linfociti non funzionano bene.

La vitamina C inoltre, ad alti dosaggi, diventando pro-ossidante può contribuire a distruggere l’agente microbico esercitando un effetto antisettico diretto.

La melatonina inibisce l’inflammasoma; purtroppo nell’anziano immunosenescente questa molecola è già più bassa e nel caso del ricovero in ospedale ancora di più perché le luci sempre accese alterano il ritmo circadiano della stessa.

 

Lo zinco è fondamentale insieme al rame, fattore essenziale per la superossidodismutasi, che è un potente antiossidante in grado di difenderci dallo stress ossidativo sovraregolato in situazioni di infezione in quanto i radicali liberi sono le armi che usano i nostri linfociti per uccidere i microrganismi patogeni.

 

Inoltre, la vitamina D serve a riconoscere i patogeni. La Cleveland Clinic ha pubblicato una revisione scientifica («Cleveland Clinic Journal of Medicine» – Giugno 2020) intitolata: “Qual è il ruolo di una integrazione con acido ascorbico, zinco, vitamina D o N-acetilcisteina per il la prevenzione o la cura di COVID-19?”.
La revisione indica che zinco, vitamina C, vitamina D e N-acetilcisteina possono abbassare le citochine infiammatorie. Gli autori sottolineano la plausibilità biologica di queste molecole per la prevenzione e la cura di COVID-19 e la opportunità di considerarle per degli studi mirati su questa tipologia di pazienti.

 

Stile di vita e resilienza

Ovviamente l’uso di integratori rappresenta solo un aspetto di quello che possiamo fare a livello di stili di vita, soprattutto a scopo preventivo, e come potenziamento dell’eventuale intervento farmacologico.

Non fraintendetemi, con questo non voglio dire che le medicine non servano, certo sono fondamentali soprattutto in una fase acuta, ma sono un po’ come sparare alla tigre scappata dallo zoo, sarebbe più opportuno che ci fossero delle barriere più efficaci o meglio ancora lasciare la tigre nel suo habitat naturale.

Poi, se proprio non possiamo evitarla, questa tigre, allora è meglio essere pronti all’azione, come il personaggio Sandokan di salgariana memoria usando i farmaci opportuni e non certo con un approccio come “tachipirina e vigile attesa” che, ignorando qualsiasi nozione medico-scientifica, ha contribuito all’esito fatale dei malati di Covid-19.

D’altro canto, l’approccio terapeutico basato sugli stili di vita è una filosofia in cui il paziente è posto al centro, dove è richiesta la sua partecipazione attiva al percorso preventivo e terapeutico creando una relazione di fiducia col suo medico di riferimento che diventa più un mentore che un dispensatore di farmaci.

Ippocrate, il padre della nostra medicina tradizionale affermava nel 400 a.C.:

“Ognuno di noi ha un medico dentro di sé, dobbiamo solo aiutarlo nel suo lavoro. La naturale forza guaritrice di ognuno di noi è la più grande forza per farci stare bene”.

Però ci deve essere questa forza vitale dentro di noi, perché se siamo intossicati da veleni quali pesticidi, conservanti, metalli pesanti e non so quante altre sostanze chimiche create dall’uomo con l’avvento della società industriale (anche l’agricoltura e l’allevamento sono diventate delle industrie), se il complesso formato dal nostro intestino e dai batteri che normalmente ne supportano le funzioni, cioè i probiotici, è devastato dalle tonnellate di junk food (cibo spazzatura) che ingeriamo e da tutti quegli antibiotici che abbiamo assunto al primo raffreddamento con qualche linea di febbre o anche senza, se siamo perennemente stressati e quindi sempre stanchi e andiamo avanti a forza di caffè o altro e magari per dormire di notte dobbiamo prendere dei farmaci, da dove pensiamo di poterla tirare fuori questa forza?

Non basta un “piccolo colpo di vento” a farci precipitare nella malattia se siamo sani.

Potremmo definire questa forza vitale con un termine di moda oggi: la resilienza.

La resilienza è la capacità di un sistema di adattarsi al cambiamento e, nel caso di un sistema biologico, di mantenere un equilibrio dinamico e ripararsi dopo un danno.

Questa capacità comprende la regolazione della glicemia, la vasodilatazione e vasocostrizione, la produzione degli ormoni, soprattutto di quelli legati alla gestione delle emergenze come l’adrenalina e il cortisolo, e gli esempi potrebbero continuare praticamente per tutte le funzioni del nostro corpo regolate da meccanismi che rispondono a cicli di secondi, minuti, ore, giorni e mesi:

dal battito cardiaco al ciclo mestruale fino al ritmo del corpo scandito dalle stagioni del tempo e della vita.

Ma se questa resilienza esprime la capacità di risposta a breve termine del nostro organismo alle modifiche che per motivi interni o esterni avvengono nel corpo, altrettanto importante è la nostra riserva metabolica, cioè la costante capacità dell’organismo di reagire positivamente a questi cambiamenti protratti e ripetuti nel tempo.

La resilienza è la nostra forza vitale, la riserva metabolica, ciò che sostiene la forza.

La resilienza sono i cavalli del nostro motore, chi ne ha di più, più veloce andrà; la riserva metabolica è tutto quello che permette il funzionamento del motore:

il carburante, l’olio, il filtro eccetera, tutte cose, quale più quale meno, a lungo termine indispensabili, che quando si esauriscono portano al cedimento del motore.

L’adesione a corretti stili di vita tramite una ritrovata consapevolezza ci potrà salvare senza dover ricorrere a vaccinazioni di massa che già si delineano all’orizzonte e che potrebbero essere utilizzate come sistema di controllo e limitazione della libertà personale.

 

 

Liberamente tratto dal libro “LA DIETA ANTIVIRUS – Come potenziare il tuo sistema immunitario”, Edizioni LSWR.

 

Massimo Spattini

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