Ciao, buongiorno e ben ritrovato nel Blog di Leonardo Leone
Oggi parleremo di lavoro
Secondo le analisi dei politici e degli economisti e degli opinionisti, l’alto tasso di disoccupazione giovanile in Italia è riconducibile alla crisi economica che ha messo in ginocchio il sistema abbassando il livello occupazionale.
Per me non è assolutamente così!
Il 40% della disoccupazione giovanile in Italia, infatti, ha natura strutturale e affonda le sue radici nello scarso dialogo tra sistema educativo e sistema economico e lavorativo.
Una teoria da smentire
Per spiegarti meglio cosa significhi questo concetto, voglio parlarti di una ricerca molto interessante che analizza le cause del problema, smentendo la teoria secondo la quale la principale responsabile della disoccupazione sarebbe la crisi economica.
Soprattutto ti farò capire che abbiamo un sistema della formazione scolastica e professionale che fa acqua da tutte le parti. La ricerca si chiama: “Studio ergo Lavoro. Come facilitare la transizione scuola-lavoro per ridurre in modo strutturale la disoccupazione giovanile in Italia” ed è stata realizzata dalla McKinsey & Company.
VEDIAMO QUALI SONO LE CAUSE:
Sbilanciamento tra domanda delle imprese e scelte dei giovani
Nonostante il gran numero di giovani disoccupati, in varie aree del Paese molte posizioni restano vacanti a causa dei pochi candidati disponibili. A ragione di tale sbilanciamento sta il fatto che, al momento della selezione del percorso di crescita personale di studi, i giovani non hanno piena consapevolezza delle implicazioni lavorative di tale scelta.
Decisioni sbagliate
Nel prendere la decisione, solo il 38% degli studenti intervistati conosce le opportunità occupazionali offerte dai vari percorsi scolastici. Il risultato è un disallineamento tra domanda e offerta, evidente in particolare per i diplomati tecnici e professionali. Nel 2012, ad esempio, le imprese hanno trovato difficoltà a reperire candidati – sia in termini di quantità che in termini di profili e competenze adeguate – per il 16% delle posizioni ricercate (corrispondenti a circa 65.000 posti di lavoro).
Anche nella scelta del percorso universitario la disponibilità di posti di lavoro rimane un criterio di scelta secondario: meno del 30% degli universitari sceglie l’indirizzo di studi sulla base degli sbocchi occupazionali, mentre il 66% è motivato dall’interesse e dalle attitudini personali.
Carenza di competenze adeguate ai bisogni del sistema economico
Solo il 42% delle imprese italiane ritiene che i giovani che entrano per la prima volta nel mondo del lavoro abbiano una preparazione adeguata. Nel 47% dei casi (rispetto a una media europea del 33% e al 18% del Regno Unito), le aziende del nostro Paese ritengono che tali carenze abbiano un impatto negativo sulla loro attività.
In particolare, lamentano un deficit di competenze trasversali (non solo la padronanza delle lingue straniere e della matematica di base, ma anche capacità analitiche, intraprendenza e autonomia, etica e deontologia professionale) e di esperienza pratica.
Gli stage
In Italia stage e tirocini hanno una durata inferiore a un mese in quasi il 50% dei casi nella scuola superiore e in circa il 30% dei casi all’università, e coinvolgono solo la metà degli studenti d’istruzione secondaria e terziaria. Esiste inoltre una marcata differenza di percezione tra gli attori coinvolti: imprese e studenti concordano su una preparazione carente (solo il 43% dei giovani la ritiene adeguata), ma il 70% delle scuole la giudica idonea all’ingresso nel mondo del lavoro.
Inadeguatezza dei canali di supporto alla ricerca del lavoro
L’80% dei disoccupati under 30 in Italia utilizza la rete di amici, conoscenti e familiari per cercare lavoro, mentre solo circa un terzo sperimenta i canali istituzionali (in Germania gli uffici pubblici di collocamento rappresentano il mezzo principale di ricerca in oltre l’80% dei casi). Parenti e amici rimangono ancora i canali più efficaci per trovare occupazione (per il 23% dei laureati e il 43% dei diplomati), insieme all’invio diretto della propria candidatura ai potenziali datori di lavoro. Attraverso i canali pubblici (Centri per l’Impiego) passa solo l’1% delle assunzioni dei giovani italiani tra i 15 e i 29 anni.
Un piano d’azione mirato
A fronte della natura strutturale della disoccupazione giovanile in Italia, è necessario intraprendere un piano d’azione sia a livello nazionale sia mirato su territori, distretti o filiere specifiche, che intervenga su più ambiti: offerta formativa adeguata alla domanda, informazione diffusa e trasparente, rivalutazione delle scuole tecniche e professionali, stretta collaborazione tra scuola e lavoro (con giovani e insegnanti in azienda e datori di lavoro nelle scuole), servizi di orientamento per gli studenti, efficacia dei canali di collocamento dei giovani sul mercato.
Un sistema della formazione scolastica e professionale che fa acqua da tutte le parti
Tralasciando le lunghe dissertazioni di molti economisti, per avere una spiegazione di questo problema cronico dell’Italia può essere di aiuto guardare a pochi dati che testimoniano un fatto difficilmente contestabile: nel nostro Paese c’è un sistema della formazione scolastica e professionale che fa acqua da tutte le parti, almeno nella capacità di creare nuove leve per il mondo del lavoro.




